Corriere di Novara

10 Giugno 1976

 

L’ARTICOLO:

INDAGINE SUL RUOLO DELLE EMITTENTI NOVARESI

 

 

Sintonizzare la radio sulla modulazione di frequenza e trovarsi in un garbuglio di trasmissioni con voci e musiche che si accavallano è la stessa cosa. Il caos è paragonabile a quello che si incontra lungo le autostrade o sulle spiagge della Riviera Adriatica nei giorni di ferragosto e, se non si sa dove andare per evitare l’ingorgo, o meglio non si sa cercare perfettamente con il cursore, si è condannati a repentini travasi di bile, choc nervosi e stati depressivi, vittime delle onde intontrollate che occupano l’etere ed irradiate dalle innumerevoli stazioni radiofoniche attualmente in funzione.

Sono le radio private o “pirate”, come sono da più parti state definite, che hanno occupato tutte le frequenze disponibili, giocando anche sulle frazioni di Mhz. Forse si tratta di una presentazione eccessivamente apocalittica, sta di fatto però che la mancanza di una precisa regolamentazione in merito è stata tra le cause principali di tale indiscriminato proliferare di stazioni radio. Ma dietro a queste iniziative spontanee, basate prevalentemente sul volontariato e su una solvibilità precaria, esiste un enorme giro di interessi. I produttori delle apparecchiature non hanno certo timore della crisi economica che travaglia l’Italia. Il mercato tira, le richieste non mancano, motivi più che sufficienti per farsi pagare fior di quattrini per un trasmettitore, un terminale o un’antenna.

Le case discografiche sono assediate dai conduttori dei programmi musicali che chiedono le ultimissime novità. Questo è un canale nuovo, poco costoso, per arrivare in presa diretta agli utenti, i consumatori di dischi e registrazioni: i giovani che determinano il successo di un disco, di un cantante o di un autore.Una vita breve, effimera, ma non importa, dopo qualche mese di “cassetta” viene rimpiazzato. Anche nell’ambito pubblicitario non si scherza. Sipra, Publikompass, Spi, Manzoni,ed altre concessionarie avevano sempre gestito gli spazi pubblicitari dei giornali o, nel caso della Sipra, della Rai, l’entrata in funzione delle stazioni radiofoniche private ha incominciato ad aprire un mercato diverso ed a rosicchiare clienti ai giornali.

Di questo se ne è resa conto la “Manzoni” che ha immediatamente provveduto a firmare contratti di esclusiva con numerose emittenti del Nord Italia. Il giro di affari è valutabile in diverse centinaia di milioni di lire. Ma dietro le radio, è scontato, non ci sono solamente i giovani con tante belle speranze e pochi quattrini. L’affare infatti ha immediatamente destato l’attenzione di grossi editori, finanzieri e politici che hanno fornito un appoggio finanziario o sono arrivati addirittura a creare ex novo delle emittenti.

Ne è un esempio “Radio Gamma Milano” , 24 ore su 24 di trasmissioni, che si dice faccia capo al petroliere Attilio Monti, già proprietario di una catena di quotidiani. Si è anche scoperto che, tramite le radio, è possibile fare politica, non palesemente come “Canale 96” o “Radio Bra Onde Rosse”, ma in un modo più velato: lanciando messaggi, anche solamente musicali, che possono destare emozioni, ricordi o sensazioni diverse. La scelta dei pezzi, come ad esempio accade con “Radio Gamma” è accurata: niente Inti Illimani, Giorgio Gaber o Enzo Jannacci, al massimo qualche brano, tra i meno impegnati, di Fabrizio De Andrè.

Per il resto musichette commerciali e rievocazioni dei Platters, di Elvis Presley per far ricordare gli anni Cinquanta e il boom economico, i momenti insomma in cui il nostro paese non era travagliato da eccessivi problemi sociali e l’autunno caldo del ’68 era ancora lontano. Al di sopra di queste sottili operazioni politiche o di quelle più esplicite di altre emittenti con una ben definita etichetta partitica, degli interessi pubblicitari che sono in gioco, riteniamo opportuno ridimensionare gli argomenti della trattazione per tornare alle nostre emittenti, ed ai giovani con tante speranze e pochi quattrini che le gestiscono. Radio Novara International e Radio Azzurra Novara.

Presenti sulla piazza da quasi otto mesi hanno praticamente diviso la città in due ben definite schiere di fans. Trasmettono notiziari locali, informazioni di interesse pubblico come i turni delle farmacie o dei benzinai, la programmazione dei cinematografi, qualche trasmissione quiz e, soprattutto, talvolta scimmiottando la Rai, programmi musicali. In politica, l’impegno che caratterizza le due emittenti, è quello di porsi al di sopra delle parti, evitando classificazioni partitiche.“Radio Azzurra”, nel suo notiziario mensile, realizzato su carta stampata, si è addirittura autodefinita “Apolitica”. “Un errore di stampa”-ci hanno subito precisato i maggiori responsabili dell’emittente novarese- “uno spiacevole errore di stampa. Era infatti nostra intenzione scrivere radio apartitica”.

Per le due radio della città la situazione è più o meno analoga: stesso standard di trasmissioni, con ovvie differenziazioni di qualità, dipendentemente da chi conduce il programma, stessa base: lavoro volontario e gratuito di chi trasmette, per Radio Azzurra, si arriva addirittura all’”Autotassazione”: stessi introiti, pochi, o almeno appena sufficienti per pagare le spese, derivanti dagli annunci pubblicitari. Dopo un certo periodo di predominio di Radio Novara International, che ha perso un po’ di tono e di vivacità, ora il maggior numero di ascoltatori sembra esserselo assicurato Radio Azzurra che, in occasione del tragico terremoto che ha colpito il Friuli, è stata in grado di installare un ponte radio con alcuni radioamatori e fornire notizie di prima mano sulle ricerche dei dispersi e delle vittime.

In questo clima pre-elettorale le due emittenti, sempre fedeli alla massima di porsi al di sopra delle parti, hanno lasciato a tutti i partiti, senza distinzione di sorta, gli stessi spazi per l’illustrazione delle diverse ideologie. A “Radio Azzurra”, come sostiene Ugo Ponzio, uno dei massimi responsabili dell’emittente, non si ha la pretesa di fare della controinformazione, ma più semplicemente della informazione, magari spicciola, ma portare i diversi problemi della città a conoscenza di tutti. “Vogliamo inserirci, come già stiamo facendo, nel tessuto della città novarese come degli amici ed aprire un colloquio – aggiungono alla Ran – con la cittadinanza, un colloquio a più voci, aperto a tutti e con la maggiore partecipazione nel rispetto, ovviamente, delle regole democratiche e della buona educazione”. L’inserimento nel tessuto urbano delle due emittenti è facilmente dimostrato dal numero di lettere e telefonate che vi giungono quotidianamente, e non si tratta solamente di giovanissimi ma anche di persone di mezza età, che hanno qualcosa da dire o da chiedere.Purtroppo però in entrambi i casi si registrano atteggiamenti di divismo, di auto esaltazione, creando a volte una barriera tra chi trasmette e chi ascolta. Ma il guaio peggiore delle radio è quello di basarsi eccessivamente sul volontariato che, se un domani dovesse mancare, finirebbe col compromettere o declassare il lavoro di molti mesi o arrivare addirittura ad una autoeliminazione.