Corriere di Novara

10 Giugno 1976


 

 


L'ARTICOLO:

Il 4 giugno scorso sono partite dal ministero delle poste e delle telecomunicazioni, per ordine del ministro Giulio Orlando sette raccomandate indirizzate ad altrettante stazioni radiofoniche private. Il testo della lettera contiene la diffida a proseguire le trasmissioni, perché l’emittente in questione, interferiscono con il pubblico servizio di radiodiffusioni. I titolari delle radio sono pertanto invitati a disattivare gli impianti entro il termine di cinque giorni, in caso contrario, allo smantellamento provvederanno gli organismi di controllo.

Il provvedimento, che ha colpito le sette stazioni radio, vittime della crociata del ministero Orlando, non solo ha gettato l’allarme tra le emittenti private ma ha anche dato il via ad energiche proteste e prese di posizioni di molti parlamentari, che hanno rimproverato ad Orlando di non avere rispettato l’impegno di predisporre la cosiddetta “mappa delle frequenze”, per mettere ordine nel settore e programmata per aprile.

Alle pesanti accuse, tipo: “ancora una volta si è voluto rimanere nell’equivoco, l’atto di imperio del ministero contrasta con il parere della magistratura e che si tratta di una manovra non a caso attuata alla vigilia delle elezioni”.

Il ministero delle Poste, in forma anonima, ha risposto che il provvedimento interessa un numero limitato di emittenti e che ne è stato ordinato lo smantellamento perché esse trasmettevano su lunghezze d’onda che disturbavano le trasmissioni della Rai.

Pare però che la decisione sia maturata in seguito ad un recente consiglio di amministrazione della Rai, in cui si è parlato con tono preoccupato delle radio libere, il cui indice di ascolto va aumentando di settimana in settimana a scapito della “fonte ufficiale”.

La sorte delle radio libere verrà comunque sentenziata, almeno in linea di principio, dalla Corte Costituzionale che, entro il mese di luglio, dovrà pronunciarsi circa la dichiarata incostituzionalità della legge 103.

Si è detto che la vita delle radio è, in linea di principio, nelle mani della Corte Costituzionale perché, non appena esisterà una regolamentazione, la Siae (società italiana autori ed editori), non perderà tempo a chiedere alle emittenti il corrispettivo dei suoi diritti, compresi gli arretrati.

Si parla di cifre non indifferenti e si determinerà una autoselezione per cui, la “libertà” radiofonica, sarà condizionata dalle disponibilità economiche dei titolari delle emittenti.

 


   
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