Corriere di Novara

19 Febbraio 1976


 

 


L'ARTICOLO:

RADIO "DIVERSA" MA COME?

Radio: il boom delle emittenti private continua.
Si può quasi affermare che nascono come i funghi. La loro proliferazione è ormai un dato incontestabile: su tutto il territorio nazionale ne sono state installate circa 200. In città se ne possono captare una decina. L'esperimento è stato effettuato con un normale apparecchio a modulazione di frequenza, nelle ore della sera, quando la ricezione è più facile. Nulla da escludere però che, con apparecchi più potenti, sia possibile ricevere trasmissioni di altre stazioni.
Quelle che siamo riusciti ad ascoltare, oltre alle nostrane Radio Novara International (101.400 Mhz) e Radio Azzurra (100.500), sono Radio City (Milano) 87.700 Mhz, Radio Monte Vecchia (Como) 100.300; Radio Milano Internazional che trasmette 24 ore su 24 sulla frequenza di 101 Mhz; Radio Piemonte (Biella) 102.400; Radio Omegna 102.500 e Radio Trasmissioni Borgomaneresi, 103.850 Mhz.
Stando a quanto abbiamo appreso, a Novara, entro breve tempo, dovrebbero sorgere altre tre emittenti, andando ad aggiungersi alle due già in funzione. Cinque radio, dunque, sulla piazza; forse un po' troppe per una città come Novara.
Organizzare una di queste stazioni "pirata" potrebbe sembrare una cosa semplice ed è questo, forse, l'inconveniente in cui, spesso, incappano molti promotori di simili iniziative che sull'onda dell'impulsività e della faciloneria alimentati dal miraggio di facili guadagni, credono sia tutto semplice salvo poi naufragare di fronte alle prime difficoltà.
In effetti sono sufficienti pochi milioni di lire per acquistare le apparecchiature necessarie per mettere in onda le trasmissioni radiofoniche. Il difficile viene dopo. Una programmazione valida, servizi giornalistici che affrontino problemi concreti e di interesse per la comunità in cui l'emittente opera, non possono essere realizzati facilmente. Serve del personale qualificato, dei professionisti che sappiano condurre un certo tipo di inchieste e serve, soprattutto molto tempo a disposizione, un bene questo che oggi giorno è sempre più scarso. Poi c'è il problema dei costi di gestione e l'unica possibilità per mantenere in piedi la "baracca" è quella della pubblicità. Troppe radio però su un'unica piazza, riducono lo spazio di azione, il possibile numero dei clienti, polverizzando quelle entrate necessarie per sopravvivere, senza dover essere costretti a cercare sovvenzionamenti presso questo o quel partito, o sposando gli interessi ideologici o economici di enti e organizzazioni di vario genere.
Per ridurre le spese non rimane quindi che la strada del volontariato, e trasformare la radio "libera" in una specie di gioco da ragazzi, (e sono sempre costoro che si imbarcano in imprese del genere), "usandoli" dietro i microfoni o in redazione, sfruttando gli entusiasmi iniziali delle novità e sostituendoli ogni volta che qualcuno cede le armi.
La stazione "alternativa", la radio che dovrebbe fare della "controinformazione", finisce quindi col diventare una specie di juke-box, dimenticando i buoni propositi formulati al momento in cui è sorta.
Certo, non si può fare di tutta un'erba un fascio. Ma, purtroppo, sono molto rare le stazioni che offrono agli ascoltatori qualche cosa di diverso dal solito programma musicale per 12 o più ore al giorno.

Franco Tosca


   
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