Il Giornalino di
Radio Azzurra Novara
Anno II Numero Unico


L'ARTICOLO:


ENTRARE ALLA RAN

Entrare nel cast di Radio Azzurra, dopo aver per avventura lungamente “servito ad altra causa” (radiofonica), è un’esperienza stimolante.

L’alterno vociare delle cinque o sei persone raccolte attorno alla scrivania nel tardo pomeriggio non ha certo le stimmate della confusione o del “mercatino” gratuito.

Rosalba entra ed esce dalla sala di trasmissione, stringendo con una mano la destra dell’ospite di turno, mentre con l’altra agguanta il ricevitore del telefono che squilla incessantemente. Marco e Giulio, sommersi dal “marketing” pubblicitario, rispondono con esauriente chiarezza alle domande dei nuovi potenziali inserzionisti.

Giorgio sosta pensoso davanti al tabellone dei programmi, mentre snocciola una dietro l’altra le cento informazioni che gli vengono “estorte”, impartendo contemporaneamente altre cento direttive. Claudio entra danzando in mezzo ad un vortice di nuovi dischi da “sparare” a Bandiera Azzurra, masticando ogni dieci secondi “…l’hai sentito questo? Eccezionale!”. Poi ci sono Adriana, Angela, Emi e le altre simpatiche fanciulle le quali prendono diligente nota del mare di dediche che travolge la Ran: situazione-tipo, il gruppetto di giovanissimi (o giovanissime) “sbarcati” magari per la prima volta negli studi, mentre ognuno incoraggia l’altro “Dai, dillo tu…”.

Già, le dediche. Andiamoci piano con le accuse di infantilismo e di stupidità mosse di frequente ai programmi di questo genere ed anzi estese indiscriminatamente agli ascoltatori “tutti contenti di sentire il loro nome per radio, tanto del resto a loro non frega niente”.

Nella società in cui viviamo troppe volte la “dedica” assume il valore di un atto di coraggio, anzi l’ultimo consentito, e non sembri paradossale questa affermazione. Il messaggio radiofonico rimane un importante mezzo di comunicazione tra gli individui; specialmente tra gli adolescenti che sperimentano sulla loro pelle i primi turbamenti della vita, quelle crisi a cui l’educazione ricevuta, velata o intrisa di ipocrisie e convenzioni, non sa offrire rimedi.

Ed allora la dedica-messaggio diventa l’ultima ancora di salvezza per “chiedere scusa” e riallacciare i primi affetti perduti, o gridare “ti voglio bene” quando ancora il mondo degli adulti lo proibisce severamente.

Una radio può avere tante cose da dire, a patto che non consideri la gente separata da un solco incolmabile, dove da una parte regnano quelli che trasmettono e dall’altra sostano quelli che accendono il transistor o il sintonizzatore stereo per criticare quelli che trasmettono. “Impegno” è una parola antipatica, carica di significati scomodi; sostituiamola con “partecipazione”, e se suona ancora male, con “attenzione”, tanto ci siamo capiti.

In poco più di un anno di vita Radio Azzurra è passata attraverso tante vicissitudini, tenendo però sempre fermo il proposito di dialogare con il suo pubblico, miscelando nei suoi microfoni le voci di mille volti sconosciuti, le opinioni delle persone che vivono la loro esistenza in quest’angolo di asfalto bruciato dal mestiere di vivere.

Per questo adesso aspettiamo anche l’attenzione di chi finora è stato scettico, perché anche il nostro nuovo amico-nemico ci dica come vuole ascoltarci: dal confronto non può che nascere un colloquio, un dialogo ricco di sfaccettature tutte preziose.

A questo propostito vi invitiamo a compilare il questionario che si trova a pagina 9, e a farcelo pervenire con qualsiasi mezzo (anche a mano, perché no?, avreste così l’occasione di venire a visitare la nostra stazione).

Per ringraziarvi della collaborazione vi daremo in omaggio un bellissimo adesivo della nostra emittente.

Aiutateci a fare la vostra radio, dateci tutti i consigli che ritenete utili, saranno per noi veramente preziosi.

E allora potremmo dire: “R.a.n. for your life, ok?”

Antonio Costa Barbè

 


   
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