Siamo in un presente di grande confusione per quanto riguarda i supporti. Da una parte assistiamo all’esplosione di servizi di streaming come Spotify, dall’altra si segnala il ritorno prepotente del vinile e la lenta ma inesorabile estinzione del CD.

In una situazione come questa, diventa fondamentale per un DJ agli esordi porsi in primis una domanda: “sì, ma su quale supporto costruirò il mio archivio?”.

Salvo non si tratti di un grande esperto e cultore di musica di qualità, o più in generale un collezionista, nella maggioranza dei casi di fronte ad una persona che parte da zero mi sento di consigliare caldamente l’investimento in tracce scaricate dal digital download. E’ vero che sembrerà di non possedere nulla, perchè un conto è comprare un vinile/cd e un conto un file mp3…però senz’altro è la soluzione più economica. Dipende anche dal genere che si decide di proporre, e soprattutto il target di riferimento.

E’ chiaro che un pubblico commerciale/mainstream sarà poco interessato a un DJ Set proposto interamente su vinile, se non del tutto avulso non comprendendone l’utilità.
Un pubblico costituito da amanti di musica di qualità, di nicchia o più in generale alternativa, apprezzerà notevolmente un disco che gira piuttosto che un PC. Baderà inoltre maggiormente alla selezione dei brani, più che alla tecnica di mixaggio.

A proposito di vinili e di piatti, mettiamo subito in chiaro una cosa: oggigiorno è molto di moda dire di aver comprato canzoni su vinile e tornare a fare serate con vinile. Dietro a questa moda effimera e spesso immotivata della new generation, si nasconde spesso una motivazione di sola apparenza e ben poca sostanza. Il vero DJ che usa i vinili sa benissimo che non ha molta scelta: li deve suonare con i Technics 1200/1210!. E’ una scelta obbligata, c’e’ infatti un abisso in termini di resa sonora e dinamica tra questo genere di giradischi e tutto il resto.
Capita spesso di trovare persone folgorate improvvisamente dalla voglia di vinile, che li suonano con giradischi-giocattolo comprati nei centri commerciali magari anche a 200-250 Euro, quando con poco di più si può prendere un meraviglioso Technics 1200 usato ed avere un salto di qualità senza paragoni.
Il Technics 1200/1210 per questo motivo è sempre stato lo standard universalmente riconosciuto per le radio e le discoteche di tutto il mondo.

La buona riuscita di un DJ Set dipende essenzialmente da 3 fattori: pubblico giusto, musica giusta e nel contesto giusto.
Sembrano in apparenza 3 fattori che dovrebbero essere sottintesi, in realtà se vi fermate a pensare non capita quasi mai che coesistano. Spesso assistiamo ad esempio a DJ Set di musica house/techouse in baretti di provincia dove il pubblico vuole solo uscire a bersi una birra in santa pace, e di contro può capitare di trovare DJ che vogliono essere a tutti i costi propositivi in locali dove il pubblico è palesemente mediocre o poco incline all’ascolto di artisti fuori dalla curva gaussiana della “normalità”. Inutile dare le “perle ai porci”, come si suol dire…il contesto va creato e costruito passo dopo passo, salvo non si abbia sin da subito la fortuna di proporsi in locali frequentati da musicisti o persone inclini alla diversità (ormai sempre più rari).

Ma veniamo ai supporti audio oggi presenti sul mercato, che possiamo riassumere in questo elenco:

A)Vinile (è stato il primo a comparire, e sarà l’ultimo a morire…)
B)Cd (in realtà in via di estinzione, si comprendono anche i Cd Singoli o Mini CD contenenti tracce singole in versione estesa o radio edit)
C)Cassetta a nastro (ormai del tutto scomparsa, è stata l’indiscussa protagonista degli anni ’80-’90)
D)Dat (formato professionale usato negli studi di registrazione per i master, con campionamento a 48.000 Hz superiore ai 44.100 Hz del Cd)
E)Minidisc (ormai del tutto estinti, sono stati un brevetto della Sony a cavallo tra i ’90s e i ’00s. Costituivano una valida alternativa ai Cd masterizzati)
F)Chiavetta USB (supporto utilizzato in molte consolle con capienza variabile. Per l’utilizzo del DJ si consigliano chiavette non particolarmente capienti)
G)File liquido (file audio in formato mp3/wav o altro, fisicamente residente nell’Hard-Disk di un PC o Tablet)

Per quanto riguarda i files audio, è utile una distinzione tra “file audio lineare e non compresso” (ovvero sostanzialmente il .wav) e “file audio compresso” (il più diffuso è il formato .mp3).
Sebbene esistano numerosi forum di discussione sull’argomento da cui è veramente difficile trarre una conclusione scientifica, nella scelta tra file lineare o file compresso, mi sento sempre di consigliare in linea generale l’utilizzo del file lineare (oggi come oggi poi gli hard-disk sono particolarmente capienti e poco costosi). E’ purtroppo vero però che molti software per DJ risentono molto del “peso” dei files utilizzati durante il mixaggio tendendo a mostrare instabilità. Dal momento che la differenza tra un mp3 campionato a 320 Bitrate e un file lineare Wav all’orecchio umano è veramente minima, forse vale la pena sfruttare le potenzialità che il formato compresso offre (in primis i metadati).

Dal tipo di vinili comparsi sul mercato fino agli inizi degli anni ’90, prendono il nome alcune definizioni importanti se non fondamentali per questo “mini corso”, ovvero il concetto di RADIO EDIT e di VERSIONE ESTESA.
Vediamo nel dettaglio cosa si intende.

Come tutti sanno, esistono diversi formati di vinile, corrispondenti alla loro dimensione.
In generale, possiamo definire in modo “standard”:
a)LP oppure volgarmente detto in Italia “33 giri” un vinile in formato 12” contenente più tracce di un artista per lato. E’ il lavoro completo. Avendo tante tracce, con solchi molto piccoli, la qualità è variabile e dipende dai grammi del vinile stesso. In genere un DJ non usa mai suonare un LP se non in casi “estremi” o di proposta di una traccia di serie B non uscita come singolo. La qualità degli LP infatti spesso lascia molto a desiderare, specie a volumi elevati. Suona sempre e solo a 33 giri.
b)12” oppure MIX, è un vinile in formato 12” con solchi molto grandi contenente massimo 4 tracce di una medesima canzone, in versione diversa. E’ il supporto prediletto dal DJ, perchè è quello con la qualità audio migliore (specie ad alto volume), e soprattutto la presenza di versioni estese (cioè con Intro e Break dove mixare). Esso può suonare sia a 33 giri che a 45 giri.
c)7″ oppure volgarmente detto in Italia “45 Giri“, è il disco di formato più piccolo, contenente il singolo di successo nella A side (in versione Radio Edit) e un singolo di minore successo nella B-Side. Si chiama confidenzialmente 45 giri perchè tutti i dischi di questo formato, o la maggior parte di essi, girano con questa velocità al minuto.

Esistono poi altri formati, come i 78 Giri (appartenenti più al passato…) oppure gli EP o Q-Disc (un formato intermedio tra il 12” e l’LP contenente poche tracce di uno stesso artista).

Data questa premessa, soffermiamoci sul supporto più amato negli anni ’80 e ’90 da tutti i DJ, ovvero il 12” o MIX.
Come scritto, è il vinile che ha la migliore qualità (perchè ha massimo 2-3 tracce per lato e solchi molto grossi) e che “suona meglio” ad alto volume.
Per questo motivo è sempre stato lo standard sia nelle discoteche (con le extended version) che nelle radio (radio edit).

Ma cosa sono le RADIO EDIT e le EXTENDED VERSION? Che differenza c’e’?

La RADIO EDIT, per definizione, è la versione del brano che tutti conosciamo, ovvero quella che passa alla radio. Ha una durata standard intorno ai 3 minuti e mezzo circa. Puo’ partire con un cantato, o con una breve intro strumentale. Puo’ finire con taglio secco, o sfumata.

La EXTENDED VERSION, o VERSIONE ESTESA (spesso coincidente nei ’90s con la Club Mix o la Euro Mix) è una versione del brano contenente sia la Radio Edit che tutti conosciamo (quindi il brano saliente) che l’aggiunta di una intro strumentale e di una outro (chiamata spesso “break”) strumentale.
La intro serve al DJ per fare entrare un brano su una outro di uno in uscita (con lo stesso tempo in BPM, battute al minuto), la outro per mixarci sopra la intro di un brano in entrata (anche qui con lo stesso tempo in BPM).

 

Non è un concetto facile da capire e soprattutto da spiegare. Per questo rimando a tutorial presenti sul web molto pratici che spiegheranno nel dettaglio come avviene il mixaggio, e in cosa consiste la tecnica di mix in 4/4. Il mio consiglio spassionato è quello di cominciare ad imparare mixando a tempo con i vinili e i Technics 1200…e poi sarà un gioco da ragazzi utilizzare i software.

Questo è un corso squisitamente teorico che affronta tutto il resto, ovvero la parte organizzativa e psicologica…

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