Questa sezione si potrebbe definire “ciò che non ti diranno mai al tuo esordio in consolle”, e capirai solo con il tempo e l’esperienza diretta.

Una serata “media” di un locale dura dalle 4 alle 5 ore.
Se si parla di aperitivo, in genere dalle 19 alle 22.30/23.
Se si parla di birreria o pub, la durata standard è dalle 22 alle 01.30/02.00
Se si parla di discoteca, dalle 00 alle 04 oppure 05
Se si parla di live club, di solito un’oretta prima del live e un paio d’ore dopo il live e fino alla chiusura.

Queste sono durate approssimative, è chiaro che ogni situazione merita un cenno a parte e ci sono svariati contesti nei quali ci si può trovare.
In linea di massima, se si è da soli in consolle, un DJ Set di 4 ore continuative dovrebbe essere più che sufficiente.
Chiaro che esistono serate che si sa quando iniziano, ma non si sa quando finiscano…e gestori che di fronte alla disponibilità del DJ si pigliano mano e braccio 🙂

Data questa premessa, capite benissimo che nel contrattare un “cachet”, entrano in gioco variabili molto diverse tra loro, e che non esista uno standard definito. Possono anche esserci più DJ in consolle con voi, e quindi conseguentemente il compenso si riduce (anche se spesso l’impegno è identico, perchè bisogna comunque attendere la fine dell’evento).

In generale la parte saliente di una serata non va mai oltre le 3 ore, e comprende il momento di massima affluenza in pista e in cui il pubblico si diverte di più.

Tutto il resto si divide in PRESERATA e CHIUSURA.

Contrariamente a quanto si possa immaginare, è opinione abbastanza diffusa tra gli addetti ai lavori considerare il preserata e la chiusura come i momenti migliori di una performance.
Non è difficile immaginarne il motivo… il preserata per sua definizione è un momento di “ascolto” o di “invito al ballo” che consente al DJ di spaziare in titoli e generi non necessariamente scontati, e poter proporre anche chicche inusuali, non dovendo necessariamente “tenere la pista”.
La chiusura per certi versi è simile, poichè con una pista rodata e un pubblico rimasto normalmente “alticcio” e incline ormai a ballare di tutto, il DJ può sbizzarrirsi a selezionare molti brani “Recurrent” oppure di categoria C. Un DJ per sua natura non dovrebbe mai vincere facile, e non trarre soddisfazioni da playlist scontate o di soli successi (A+A+A+A), è proprio eticamente scorretto e contro la natura stessa dell’artista.

E’ quindi indispensabile distinguere i vari momenti di una serata per un DJ, e capire quando finisce uno e inizia l’altro.
Uno degli errori più frequenti tra i DJ alle prime armi è quello di partire subito in quarta, con brani forti o particolarmente carichi nel preserata, quando invece la gente è ancora disorientata e deve scaldarsi.

Esaurire in breve tempo tutte le hit del momento, porta necessariamente a ripetere più volte nel corso del DJ Set gli stessi brani…attenzione, nessuno dice che sia sbagliata la ripetizione, ma c’e’ un limite!

Circa la chiusura della serata, tutto dipende dal genere suonato. Per alcuni coincide con il momento di massima carica (soprattutto i DJ di musica elettronica), per altri coincide con il momento in cui bisogna invitare il pubblico al ritorno a casa, e quindi a un genere più soft (ritmi più melodici o addirittura love songs).

A proposito delle love songs, ho grande stima di chi ancora propone l’angolo dei lenti nel bel mezzo di una serata di musica commerciale attuale. Oggigiorno è davvero difficile, salvo non si porti avanti una tradizione consolidata di un locale, spezzare una playlist con brani “emotivi” che coinvolgano il ballo di coppia. Più facile terminare un set con una canzone soft, non necessariamente d’amore, che abbia lo stesso effetto.

Ma arriviamo al rapporto con il pubblico, partendo dal presupposto che pur rispettando la categoria non ho mai particolarmente amato la presenza di un “vocalist” in consolle, in quanto da grande amante della musica l’ho quasi sempre trovata fuori luogo, invasiva e a volte eccessivamente volgare. Giustifico tale figura solo in contesti tipo rave party, afterhours o comunque luoghi dove si fa musica di tendenza o estrema. Nella commerciale o nel revival, a volte è quasi imbarazzante, ma se necessaria deve essere assolutamente DISTINTA dalla figura del DJ, così come d’altronde quella del PR.

Ritengo che per fare animazione si debba essere portati, è un talento che hai dalla nascita. Inutile fare forzature, o costringere ad essere simpatico chi non ha questa dote.
Piuttosto che ostentare felicità e non esserne capaci, è meglio una sana animazione “istituzionale” e “impostata”, consistente nel saluto a inizio serata e al termine, e al massimo qualche augurio al microfono. Questo può farlo anche il DJ, se proprio deve…
Se non si ha il morale giusto, ed è una cosa che può tranquillamente capitare siccome siamo esseri umani e non automi, è bene evitare di suonare a tutti i costi. A volte staccare un po’ dalla consolle fa solo bene, per ricaricarsi più di prima! Personalmente sono contro la legge del “The show must go on”, perchè ritengo che una playlist possa parlare molto di più di quello che si immagini.

Circa il rapporto con il pubblico che “circonda la consolle” (perchè purtroppo la tendenza è quella ormai di avere le consolle su un palco o intorno alla gente…), il consiglio spassionato che mi sento di dare è di portarsi sempre dietro un amico o un’amica che faccia da intermediario/interfaccia con le “teste calde” che possono disturbare la vostra performance, con richieste insistenti e maleducazione che oggi come oggi sono purtroppo all’ordine del giorno.

 

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