L’ultima parte di questo corso, oltre ad essere senza dubbio la più “noiosa”, è anche la responsabile di molti ripensamenti “last minute”.
La maggior parte della gente è convinta che fare il DJ equivalga solo a fare ballare la gente e schiacciare due tasti. Ignora completamente sia gli investimenti in termini di tempo e denaro che ci sono alle spalle, che soprattutto la burocrazia per essere completamente in regola.

Possiamo schematizzare in modo sintetico 3 problematiche fondamentali che interessano una performance di un DJ:

a)Il Borderò SIAE, quindi l’ottenimento dei permessi dalla stessa

b)La presenza di un archivio “legale” da riprodurre in pubblico, su qualunque supporto esso sia

c)La fiscalità del DJ: la parte retributiva e contributiva

 

IL BORDERO’ SIAE

La richiesta del Bordero’ SIAE, effettuata presso l’agenzia competente di zona, deve essere effettuata dall’organizzatore dell’evento, della serata o della festa.
Tale organizzatore nella maggioranza dei casi non coincide con la figura del DJ; è quindi lecito dire che, salvo rare eccezioni, al DJ non spetta mai l’onere di questa richiesta e conseguentemente del costo del permesso SIAE.
Il DJ però deve compilare il borderò nelle parti di sua competenza, che sono:
-L’elenco delle canzoni proposte durante il DJ Set, indicante il compositore (o pseudonimo) e il titolo del brano
-Gli estremi anagrafici dell’esecutore/DJ, in calce al retro del borderò
-La firma del DJ
-La firma per la legge sulla privacy.

Non mi dilungo sui costi della SIAE, siccome intervengono tante variabili e la materia è particolarmente articolata e in evoluzione. Rimando per una risposta dettagliata e approfondita al sito web della SIAE (www.siae.it) oppure all’agenzia competente di zona.


LA PRESENZA DI UN ARCHIVIO MUSICALE “LEGALE”

Fino alla seconda metà degli anni ’90, avere un archivio musicale “legale” per un DJ era fuori discussione. Egli era infatti obbligato a riprodurre esclusivamente i vinili, che erano per loro natura di provenienza lecita, non essendoci altro tipo di lettore nelle consolle delle discoteche o discobar.
Ancora oggi, chi propone un DJ Set su Vinile o su Cd originali con bollino SIAE, non deve preoccuparsi tendenzialmente di nessun onere burocratico in più.

Con la diffusione dei masterizzatori CD prima (e quindi anche dei lettori CDJ), delle chiavette USB dopo…e più in generale della musica “liquida” su file, la situazione è sfuggita completamente di mano e il tema del diritto d’autore è finito per diventare un marasma con tante domande e poche risposte certe.

Le associazioni di categoria chiedevano alla SIAE da tempo di regolarizzare l’utilizzo delle lacche “promo” su vinile (seppure prive del bollino), e dei cd promozionali che i DJ ricevevano dalle etichette discografiche. Dopo anni di trattativa sul finire del primo decennio del 2000 ha fatto la comparsa la cosiddetta “Licenza sperimentale SIAE per DJ”, nata per sanare queste richieste e finita per regolamentare in realtà l’utilizzo dei files musicali “regolarmente acquistati” da parte dei DJ che non avrebbe altrimenti potuto suonare in pubblico su cd masterizzati, chiavette usb e da Pc.

Cosa si intende per “regolarmente acquistati”? Si intende files musicali scaricati da portali sul web a fronte di un pagamento di una fattura di vendita intestata all’acquirente. Per intenderci portali tipo Itunes, Beatport ed altri simili.

Mentre nell’epoca analogica l’originalità di un supporto in Italia era garantita dalla presenza del “Bollino SIAE”, per i files scaricati da Internet è la fattura intestata all’acquirente a garantire che esso stesso li ha acquistati regolarmente.

Data l’importanza di questo “foglio di carta”, è particolmente chiaro come sia fondamentale stamparla in più esemplari, conservarla con adeguati backup, nonchè averne sempre dietro un esemplare durante una performance, da mostrare alle autorità competenti unitamente alla Licenza Sperimentale SIAE.

Ma vediamo nel dettaglio in cosa consiste questa Licenza Sperimentale SIAE, precisando sin da subito che ha validità annuale ed è un costo completamente a carico del DJ.

Essa va richiesta attraverso il portale della SIAE oppure di persona alle agenzie territoriali, dietro il pagamento di un corrispettivo che varia in base al numero di canzoni “licenziate”.
Tali canzoni costituiranno l’archivio musicale originale da cui si potrà attingere per fare una “copia privata” su CD, su chiavetta USB o semplicemente usando il file fisicamente residente in un PC.

Alla luce di questo, i passi caldamente consigliati sono i seguenti:

a) Individuare il proprio “archivio musicale di riferimento”. Questo implica setacciare tutti i files musicali in proprio possesso, verificare per ognuno di essi la presenza di almeno un supporto originale di proprietà (per supporto originale si intende Cd / Vinile / Cassetta con regolare bollino SIAE, Cd Estero con fattura, oppure Digital Download da portali con fattura) e spostarli in una directory.

b) Dividere questi files in base al reale utilizzo durante le proprie serate (per genere), eliminando quelli che si ritiene non verranno mai suonati o proposti.

c) Ricercare per ciascuno di questi files tutte le informazioni necessarie nella fase di “data entry” della Licenza Sperimentale SIAE, ovvero il titolo corretto, l’autore, l’album, il compositore 1, il compositore 2, il nome del supporto, la fonte SIAE (con la codifica del template) e l’etichetta discografica.

d) Inserire tali informazioni o in un database a parte, oppure direttamente sui metadati dei files audio, oppure sul template SIAE prestabilito in excel.

Esistono scaglioni diversi di pagamento della Licenza SIAE, in base al numero delle canzoni licenziate. Prima di procedere, cercare di capire quale potrebbe essere la propria playlist “ricorrente” e fare un conteggio finale del numero di canzoni originali necessarie. Orientativamente il costo base annuale parte da un minimo di 250 Euro circa in su.
Dal 2020 sul portale della SIAE è possibile sottoscrivere anche la licenza SCF per i diritti connessi.


LA FISCALITA’ DEL DJ: LA PARTE RETRIBUTIVA E CONTRIBUTIVA

Il DJ quando propone una performance, non è nè più nè meno che assimilabile ad un lavoratore come un altro.
Come tale deve pertanto essere inquadrato e messo in regola dal datore di lavoro, che è il locale dove presta il servizio oppure l’organizzatore dell’evento.

Le prestazioni artistiche, così come quelle sportive per loro natura sono soggette alla “periodicità/sporadicità” dell’esecuzione, e non alla “continuità”. L’artista e lo sportivo non sono infatti assimilabili al lavoratore d’ufficio e all’operaio, che svolgono un orario ben preciso di lavoro durante i 7 giorni.
Fino a qualche anno fa tutti i contributi previdenziali dei lavoratori dello spettacolo subordinati, para-subordinati e autonomi confluivano in un ente pubblico previdenziale che prendeva il nome di Enpals, del 2011 inglobato nell’Inps.

Nonostante la natura sporadica della prestazione, ogni DJ durante il suo lavoro deve essere in regola. Questo comporta:
a)La richiesta di agibilità Ex-Enpals indicante gli estremi della prestazione (data, luogo, orario)
b)Il pagamento dei contributi da essa derivante
c)L’eventuale contratto di collaborazione tra datore di lavoro e lavoratore
d)L’emissione di fattura da parte del DJ (in caso di partita Iva) oppure ricevuta con ritenuta d’acconto o qualunque altro titolo volto a mostrare la regolarità fiscale (e quindi il pagamento delle tasse da parte del DJ).

Mettere in regola un lavoratore in linea di massima è un onere che spetta al datore di lavoro, ma nello stesso tempo deve essere un “interesse” da parte del lavoratore fare in modo che ciò avvenga, per essere tutelato sia dal punto di vista contributivo che Inail.
La materia è oggetto di continue evoluzioni, si pensi ad esempio ai voucher che per largo tempo sono stati utilizzati in questo ambito, e poi sono stati soppressi. Inoltre la presenza di situazioni disparate di rapporti di lavoro pre-esistenti e il fatto che il DJ sia considerato nella maggioranza dei casi un “secondo lavoro”, implica un’analisi approfondita delle soluzioni più adatte alle esigenze.

Per ulteriori approfondimenti si rimanda pertanto all’Ispettorato del lavoro territorialmente competente, che saprà senz’altro fornire risposte adeguate e attuali a tutti i dubbi e perplessità.

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