La figura del DJ nasce quasi sempre come hobby o come interesse da coltivare. Alcuni rimangono in questo stadio, altri più fortunati riescono a trasformarlo in un vero e proprio lavoro e fonte di reddito costante.

Anche se oggi il panorama è cambiato molto rispetto agli anni passati, nulla è impossibile se dietro ci sono motivazione, entusiasmo e costanza.

In questi anni ho conosciuto tantissimi DJ, di livelli diversi (dall’amatoriale più scarso al professionista conclamato). Dietro ogni persona ho sempre cercato di capire cosa ci fosse, sia a livello di background musicale e culturale, sia a livello motivazionale.

Schematicamente, dietro alla scelta di “salire in consolle”, ho notato che nella maggioranza dei casi, c’erano dietro risposte di questo tipo:

A)Narcisismo. Contrariamente al luogo comune che vuole il DJ come persona estroversa e “animale da palcoscenico”, in realtà la maggior parte di quelli che ho conosciuto sono quasi sempre state persone molto schive e introverse, quasi al limite della fobia sociale, e che quindi trovavano nella consolle una sorta di rivincita personale per essere al centro dell’attenzione, pur rimanendo nell’ombra della serata. A questa categoria appartengono anche i DJ “di ritorno”, ovvero coloro che hanno superato abbondantemente i quarant’anni, non hanno mai pensato prima di dedicarsi a questo hobby, e all’improvviso vengono folgorati. Le motivazioni possono essere le più varie: voglia di evadere dopo una separazione o una storia finita male, oppure semplicemente stare fuori il sabato sera lontano dalla routine familiare. Tranquilli, c’e’ posto per tutti, ma vedrete ben presto che stare dietro a un mixer non vi trasformerà necessariamente in un latin lover!

B)Propositività. Questa è una dote innata, o si nasce così o difficilmente si diventa, salvo non si incontri qualcuno durante la propria vita che determini un cambiamento sostanziale del modo di pensare e di porsi. Propositività nel senso di avere nel proprio DNA l’arte del proporre qualcosa di nuovo, di originale, di non banale, durante le proprie performance. Per la serie “lo faccio non solo per farvi divertire, ma anche per lasciarvi qualcosa di nuovo e di mio”.

G)Hobby per il tempo libero. In un presente in cui spesso si sente dire che i giovani sono annoiati e non hanno hobby o interessi da coltivare, fare il DJ può essere un valido motivo per riempire le giornate di una passione. Motivazione tutt’altro che sottintesa…piuttosto che annoiarsi in un parchetto o in un centro commerciale, meglio stare in cameretta a mixare!

C)Trasmettere energia. Anche questa è una dote innata, è qualcosa che ti senti dentro. Un desiderio di trasmettere al prossimo positività, energia, voglia di divertirsi. In genere però subentra dopo che si è presa confidenza con la consolle, ed è una sorta di “dipendenza” dalla quale è difficile staccarsi.

F)Passione per la musica. Dovrebbe essere la prima ragione, anche se non lo è per tutti. Molti ci arrivano dopo, e la vedono accrescere man mano. La passione per la musica è un desiderio di continua scoperta, e di esplorazione.

G)Stare con gli amici. Per alcuni è semplicemente un hobby come un altro per stare in mezzo la gente, per passare la serata. Questa è forse la categoria meno motivata, perchè vive l’esperienza con più superficialità e la sfrutta solo per riempire un vuoto.

H)Faccio radio, e quindi presto o tardi divento anche un DJ alla consolle”. Molti (me compreso) sono partiti da un microfono e un mixer in una radio amatoriale, o in una webradio, hanno cominciato a comprare musica…e vuoi anche solo per il desiderio di rientrare nelle spese, si sono proposti nei locali. Sono forse i DJ più completi, perchè hanno un background artistico e tecnico che li rende preparati ad ogni evenienza o imprevisto! Il mondo del DJ nei locali e delle radio nella maggioranza dei casi viaggia in parallelo, ci sono molte similitudini.

 

Quali sono gli obiettivi che un DJ deve porsi, agli esordi?

A)Innanzitutto “fare divertire” il proprio pubblico di riferimento. Questo non vuol dire necessariamente trasformare la propria performance in un villaggio vacanze. Anche il DJ Set più “sad/melancholy” o più “dark”, può avere come target un pubblico che a suo modo si diverte e fa serata. Ad ogni genere corrisponde sempre un pubblico e un contesto che merita rispetto.

B)Conoscere gente, seppure per lo più in modo superficiale. Vi accorgerete che entrerete in contatto con un pubblico eterogeneo, fatto da una infinità di persone che verranno alle vostre serate. Molti rimarranno solo dei volti, e persone che vi diranno “ciao”, ma non saprete mai nulla di loro. Il DJ, come il musicista, spesso si troverà nella parte di essere “da solo in mezzo alla gente”. Una illusione effimera di essere responsabile della buona riuscita di una serata, e di essere fondamentale. Per alcuni quasi una rivincita sociale. Occhio che esiste altro nella vita! Fate in modo di non trovarvi spiazzati, quando tutto il luna park smetterà di illuminare le vostre nottate!

C)Promuovere un genere musicale diverso dal solito. Questo dovrebbe essere l’obiettivo primario. In molti ci provano, altri ci arrivano e poi si perdono per strada, in pochi ci riescono.
Io penso che anche solo per un determinato periodo della propria carriera in consolle, essere ricordati come colui che “metteva quel genere particolare” debba quasi essere il punto di arrivo obbligato. Se poi riesce anche a costruire un gruppo e un movimento intorno a sé e al suo locale, la compensazione può raggiungere grandi livelli.

D)Fare in modo che diventi una possibile fonte di Guadagno. Ebbene sì, può essere anche un lavoro come tanti altri. Alcuni col tempo riescono a sostenersi, altri semplicemente arrotondano. Io ritengo che, salvo le serate esordienti (proprio agli inizi) o per beneficenza, non ci si debba mai proporre gratuitamente, anche solo come forma di rispetto per i colleghi e tutta la categoria. Purtroppo in questi anni questo punto è diventata la nota dolente, con cachet sempre più ridotti al minimo a fronte di spese e rischi che come vedremo sono tutt’altro che irrisorie.

 


ATTREZZATURA BASE: I REQUISITI ESSENZIALI

Come ogni hobby che si rispetti, anche fare il DJ necessita di investimenti e quindi di spese che come vedremo sono tutt’altro che irrisori.
Negli anni ’80-’90 il capitolo di spesa maggiore era sicuramente la “musica” da acquistare. A quei tempi o si suonavano i vinili, o nulla. Non c’era altro tipo di supporto. Era quindi necessario spendere soldi per acquistare 12” o LP che molte volte venivano quasi subito accantonati. Oggigiorno con il digital download (da portali tipo Itunes o Beatport) è tutto molto più economico: si può scegliere in primis la traccia giusta preascoltandola, e soprattutto non si è costretti a comprare un intero album o una compilation.
Per fare un esempio pratico, nel 1993/1994 un mix 12” con 4 versioni extended di produzione italiana, poteva costare 10.000/12.000 lire, cioè 5-6 Euro per una sola canzone!
Oggi sui portali di digital download, al massimo vi costa 1 euro e andate sul sicuro!
E’ vietato quindi parlare di musica costosa, e di scappatoie varie! La musica si compra in originale, e questo sito sostiene tale battaglia per una questione etica e morale.
Ma veniamo ai giorni nostri…se 20 anni fa la musica era il costo maggiore, perchè quasi tutti i locali (anche il più scarno) erano dotati di mixer, piatti e tutto il necessario…oggigiorno è esattamente il contrario. Il DJ non deve limitarsi ad acquistare musica, ma deve anche comprare il “service audio” di se stesso, nè più nè meno come i musicisti.
Possiamo definire un equipaggiamento base, quello costituito da:

1)MIXER (spesa dalle 200 alle 600 euro)

 

2)UN PC (meglio MAC) E UN CONTROLLER, CON SOFTWARE (qui la spesa può toccare i 2.000 euro tutto compreso)
oppure…
3)2 LETTORI CD (spesa dalle 600 l’uno a 2.000 euro l’uno)
oppure…
4)2 PIATTI (Technics 1200/1210 usati anche a 500-600 euro buoni si trovano)

5)CAVI RCA/JACK/XLR (assortimenti vari…costo minimo 50 euro)

6)CUFFIE (inutile spendere 200 euro per un paio di cuffie! Sono il materiale di consumo che si rompe più facilmente, per un DJ. Ci sono ottime cuffie anche a 50-60 euro! Evitare assolutamente le cuffie wireless)

7)MICROFONO (meglio un microfono a cavo, che uno senza fili. Oggi siamo circondati da fasci interferenti, la maggioranza dei microfoni opera su range saturi…per non incorrere in sorprese, con un microfono tradizionale a cavo da 30-40 euro, sarete sempre a posto!)

 


ATTREZZATURA OPZIONALE:

Come già detto in precedenza, oggi come oggi si ha a che fare con locali il più delle volte improvvisati, dove è già tanto se si trova la corrente per alimentare tutto il set up.
Diventa pertanto necessario anche per il DJ disporre di un buon impianto di amplificazione da portare dietro, e quindi più che di “attrezzatura opzionale”, oggi come oggi parlerei di completamento obbligatorio se si vuole suonare con tranquillità:

1)CASSE (possono essere “attive” o “passive”. Quelle attive sono già amplificate, sono comode da trasportare e non necessitano di amplificatore addizionale. Da prediligere nelle situazioni “smart”. Quelle passive necessitano di amplificatore, sono l’ideale per situazioni più impegnative e dove sia necessaria una buona qualità audio nel tempo). Nello scegliere una cassa attiva, fare attenzione sia al peso (alla lunga portare due pesi diventa stressante…) che alla resa. Non è detto che una cassa enorme sia necessariamente meglio di una più piccola, farsi consigliare!

2)AMPLIFICATORE, necessario nel caso di presenza di casse passive.

3)CASSA MONITOR, altrimenti detta “spia”, è una cassa jolly da tenere vicino alla consolle. Può essere anche di pochi pollici, ma deve avere almeno 300 Watt di potenza. Appositamente collegata all’uscita “booth” del mixer, serve al DJ per avere un ritorno di ciò che sta proponendo, senza fading o effetto doppler del suono.

4)EFFETTI LUCE STROBOSCOPICI, PSICHEDELICI, anche questi ormai indispensabili a corredo del set del DJ. Io consiglio caldamente una buona luce stroboscopica da almeno 1.500 Watt, piuttosto che tante cineserie colorate. Rendono molto di più il buio pesto e una strobo che un locale illuminato a giorno, a livello di inibizione del pubblico! Una strobo potente costa meno di 100 euro, diffidate dalle strobo-giocattolo dei centri commerciali che costano la metà…e non servono a nulla!

5)MACCHINA DEL FUMO, indispensabile in contesti con musica estrema, e soprattutto nei pre-serata per fare iniziare a ballare togliendo l’atmosfera asettica al contesto che spesso inibisce il pubblico.



QUELLO CHE NESSUNO VI INSEGNERA’: LA RIDONDANZA…E IL BACKUP

 

Esaurita la parte “fondamentale” del set up di una consolle, non dobbiamo dimenticarsi il cosiddetto “Piano B”, ovvero il backup che interviene in caso di dramma.
Quella che segue è una sorta di vademecum frutto da una parte dell’ossessività dell’autore, dall’altra da esperienze realmente vissute che l’hanno accresciuta a dismisura 🙂
Mentre negli anni ’80-’90 quando si usavano solo i vinili al massimo poteva rompersi in serata una testina/puntina (ma si sapeva…e se ne portavano sempre 2/3 di riserva), oggi come oggi avere a che fare con lettori cd sempre più sofisticati e controller che comandano Mac/Pc che si inchiodano al primo aggiornamento, rende obbligatoria o comunque CALDAMENTE CONSIGLIATA la presenza di più ridondanze, in modo da non rimanere mai a piedi durante una performance.
La ridondanza può essere banalmente:
a)un lettore mp3 che interviene in caso di fail della consolle “main”, con un mixato preparato in precedenza (almeno 1 ora) tale da consentire il ripristino con calma
b)un lettore cd con cd masterizzato o chiavetta USB pre-mixata, nel caso si utilizzi come main un Pc/Mac che improvvisamente si inchioda
c)un mixer di backup da poco, nel caso il mixer “main” smetta di funzionare.

Ricordarsi di collegare sempre su linee elettriche separate e distinte:
a)Le casse principali (2 linee diverse)
b)La consolle e la monitor (1 linea distinta)
c)Le luci laser/psichedeliche
d)La strobo necessita di linea elettrica a parte dato il suo assorbimento

 

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